Un Auditorium Falcone-Borsellino gremito ha ospitato l’incontro inaugurale del corso 2025 organizzato dalla Scuola dei Beni Comuni sul tema dell’autonomia differenziata.
Ospiti della serata Massimo Giannini, giornalista, saggista e opinionista, e Bruno Giordano, magistrato della Corte di Cassazione, con la moderazione del giornalista Marco Patucchi.
Nel suo intervento Giordano ha evidenziato come la Corte costituzionale ha già ridimensionato la legge, ponendo vincoli che impediscono di trasferire materie di competenza centrale alle Regioni, lasciando spazio solo al trasferimento di funzioni. Ha aggiunto che il regionalismo è un valore e non può essere utilizzato per accentuare divari: nessun meccanismo normativo dovrebbe favorire alcune Regioni a discapito di altre. Ha inoltre ricordato che esistono vincoli europei che impediscono lo svuotamento delle competenze centrali. Particolare rilievo ha dato poi alla questione siciliana criticando l’assenza di un ricorso della Regione Sicilia davanti alla Consulta.
Giannini ha invece ripercorso la storia delle riforme costituzionali degli ultimi vent’anni, mettendo in evidenza come l’autonomia differenziata sia stata spesso utilizzata come strumento politico. Ha ricordato la riforma del Titolo V introdotta dal governo Amato nel 2001, quella di Berlusconi nel 2005 che accorpava premierato, devolution e riforma elettorale – definita da lui “un’autonomia differenziata al cubo” – poi respinta dal referendum, fino alla stagione del governo Renzi, che tentò un’ulteriore riforma costituzionale ed elettorale, anch’essa non andata in porto. Secondo Giannini, lo schema si ripete oggi, con la Lega che spinge sull’autonomia differenziata e Forza Italia sulla separazione delle carriere, una misura definita da parte dell’opposizione come “legge spacca Italia”.
Sulla giustizia, il giornalista ha sottolineato come la separazione delle carriere non porti alcun vantaggio concreto ai cittadini e rappresenti piuttosto un tentativo di indebolire la magistratura, subordinandola alla politica: “Negli altri Paesi questa distinzione esiste, ma all’interno di sistemi giudiziari profondamente diversi dal nostro”. Giordano ha ribadito che la vera sfida rimane garantire un servizio giustizia capace di rispondere alle esigenze del cittadino “nei modi e nei tempi più brevi possibili”.
L’incontro si è concluso con un dibattito aperto e partecipato, confermando la Scuola dei Beni Comuni come uno spazio di riflessione critica e collettiva sui grandi temi del presente e del futuro del Paese.
